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  • valeriabarbi7

Il Canada è il paese degli oceani


Siamo arrivati a Montreal il 15 luglio. Dopo essere partiti da Halifax, in Nuova Scozia, abbiamo attraversato Quebec, Ontario, Manitoba, Saskatchewan e Alberta in 3 settimane. Obiettivo: arrivare a Canmore, ai piedi delle Montagne rocciose, entro l’8 agosto per intervistare Harvey Locke fondatore di Yellowstone to Yukon e ideatore, insieme a Joan Rockstrom, della teoria della Nature Positive secondo cui è necessario rivedere l’intero modello di sviluppo mettendo la natura al centro e, quindi, dedicandole sempre più spazio. Da lui abbiamo imparato moltissimo e non appena sarà possibile condividere pubblicamente la sua intervista, vi racconteremo cosa sogna di fare e perché dovremmo tutti concentrarci maggiormente sulla crisi della biodiversità.


Durante la nostra visita in città, abbiamo fatto una passeggiata con Tim Johnson, Alberta programme manager di Y2Y che ci ha raccontato di come le infrastrutture per la fauna selvatica aiutino anche a mitigare il conflitto tra uomo e animale.

> Qui l'articolo sul conflitto tra uomo e fauna selvatica, pubblicato su Lifegate.


Nel nostro vagabondare per questo immenso paese, abbiamo scoperto che il Canada è il paese degli oceani. C’è quello Atlantico, che ne lambisce le alte e scoscese coste orientali. Il Pacifico che abbraccia le foreste del British Columbia dove gli orsi spirito fanno colazione osservando le orche che giocano nell’Inside Passage. Qui, una sottospecie di lupo artico, il Lupo del Pacifico, si nutre principalmente di salmone e, all’alba, attento a non farsi vedere, scende in spiaggia e osserva le onde.

C’è, poi, quello di acqua dolce che chiamiamo Grandi Laghi e, infine, c’è un oceano verde che ne ricopre ogni angolo: sono i milioni di alberi verde smeraldo in cui è facile annegare ad ogni sguardo.


Ma il Canada è anche il paese del “benvenuti”: una sensazione che va al di là del saluto caldo e accogliente che i suoi abitanti ti rivolgono ogni qual volta ne hanno l’occasione. Si avvicinano, sorridenti, e chiedono il perché della nostra visita mentre tu respiri l’aria fredda del mattino e il sole inizia piano a bruciarti le guance. Poi, affascinati, cercano un modo per contribuire al progetto che, gli racconti, ci ha portati fino a lì. C’è chi dona un libro che racconta la tragedia dei Grandi Laghi nordamericani, chi ci invita a visitare la caffetteria che gestisce insieme alla moglie e alle 4 figlie, nella punta estrema dello Sleeping Giant National Park. Qui, tra sedie di legno e lampade ad olio, il profumo di muffin e torta ai mirtilli innonda il salone e rinunciare ad un caffè bollente e ad dolce è quasi impossibile. Anche perché tutto funziona ad energia solare e la combinazione, per noi, è magnetica.


C’è chi vive in un camper da 8 anni e mentre svuoti il bagno chimico – attività tra le meno accattivanti e note per attirare l’interesse altrui – si avvicina, sistemandosi i pochi capelli grigi rimasti sotto un cappellino viola sdrucito, e ti elargisce consigli su come viaggiare nel British Columbia. “Sei una miniera di informazioni Larry, grazie”. “Bhé, credo sia fondamentale aiutare chi viaggia. Voglio solo che voi, come tutti, abbiate viviate la migliore delle esperienze possibile”.


E poi Waine e Terri, con il loro sorriso, le biciclette e un elenco di storie che potrebbero facilmente riempire un libro. Vivono in un luogo di confine tra i più bizzarri: Stewart, una cittadina del British Columbia che è l’unica porta d’accesso via terra per Hyder, “la più amichevole città fantasma dell’Alaska” che, se possibile, è ancora più paradossale. Qui, infatti, vivono stabilmente 40 abitanti che sono a tutti gli effetti americani ma hanno il fusorario canadese e i loro figli vanno a scuola oltre confine. Come mai? Semplicemente non ci sono scuole, né polizia, né qualsiasi altra infrastruttura al di là di una biblioteca, un paio hi piccoli hotel due ristoranti, un inceneritore (da pochissimo) e una libreria. Tutti luoghi che, per lo più, vivono solo d’estate quando 40 mila turisti affollano la città per vedere gli orsi pescare nel Salmon River.


Tanti volti, e altrettante affettuose esclamazioni di benvenuto, talvolta seguite da un “perché non vi trasferite qui? Questo paese ha bisogno di persone come voi!”.

Sarà anche per questo che in molti lo scelgono come luogo in cui cercare una nuova vita. E’ il caso di Richard e Judith, una coppia originaria della svizzera che, ormai molti anni fa, ha deciso di trasferirsi a Calgary e mettere su radici. Ce lo raccontano mentre sediamo attorno al fuoco, nella piazzola del campeggio in cui ci ha invitato a passare la notte, con estrema fiducia, senza sapere chi siamo ma con il solo obiettivo di conoscerci. Quella sera, con loro, abbiamo chiacchierato di natura, del Pianeta, del suo lavoro nell’industria dei combustibili fossili e del cielo che esplodeva di stelle. Mi chiedo come mai, quando si vive la strada, sia più facile conoscere le persone. E’ come se il solo fatto di essere lì, a condividere quel momento e quel luogo, creasse un legame difficile da non alimentare. Ci rifletto mentre addento l’ultimo pezzo di pancake che Richard ci fa trovare a tavola, la mattina seguente, accompagnati da una ciotola di frutti rossi e un caffè bollente.